Oltre la colpevolezza

Siamo cresciuti con un riflesso automatico: quando qualcosa si rompe, bisogna trovare il colpevole.

Se una relazione finisce, qualcuno deve aver sbagliato. Se un progetto fallisce, qualcuno non è stato abbastanza capace. Se ci sentiamo infelici, da qualche parte c’è un errore da individuare. È cosi rassicurante, in fondo: se c’è un colpevole, tutto torna. Causa. Effetto. Sentenza. Tutto sotto controllo come piace alla nostra mente. 

Eppure, negli anni, ho iniziato a dubitare profondamente di questa impostazione.

Ricordo un momento della mia vita in cui qualcosa di molto importante si era incrinato e stava andando a pezzi. Sarebbe stato facile cercare responsabilità, scagliare accuse, fare l’elenco dei “se solo…” e dei “perché non hai…”. Ma dentro di me il dolore era cosi forte che attribuire colpe non portava alcun sollievo. Non mi interessava sapere chi avesse distrutto cosa. Volevo capire come fosse possibile che due persone che si erano amate sinceramente potessero arrivare a farsi così male.

La domanda non era: “Chi è il colpevole?”. La domanda era: “Cosa sta succedendo dentro di noi che non riusciamo a vedere?”

Ed è lì che si è aperta questa fessura e ho iniziato a osservare me stessa e l’essere umano con uno sguardo diverso. Programmazione. Condizionamenti. Paure invisibili. Bisogni non riconosciuti. Modelli interiorizzati quando eravamo troppo piccoli per scegliere.

Ognuno di noi agisce dal livello di coscienza in cui si trova in quel momento. Con le risorse che ha. Con le ferite che non ha ancora compreso. Con le difese che crede necessarie per sopravvivere. Questo ovviamente non giustifica tutto e non rende ogni comportamento accettabile, come non cancella le conseguenze. Ma cambia la lente e aiuta a capire. 

La colpa congela la tua identità. Ti imprigiona in una versione di te definita dall’errore. Ti costringe a difenderti o ad attaccare perché ti senti costretto in un angolo. La responsabilità, invece, apre. Non è una condanna. È una possibilità. Responsabilità significa: “Se oggi vedo di più, posso scegliere diversamente.”

Non siamo mai stati colpevoli. Siamo stati inconsapevoli. E c’è una differenza enorme.

Quando comprendi questo, qualcosa si ammorbidisce. Riesci finalmente a guardare te stesso con meno vergogna e gli altri con più comprensione. Diventi più lucido. Smetti di combattere contro il passato e smetti di voler riscrivere ciò che è stato. Inizi a chiederti: "Cosa posso vedere ora che prima non vedevo? Cosa posso spiegare ora che prima non capivo?" 

E in quello spazio, sorprendentemente, torna la dignità. La tua. E anche quella dell’altro.

Non perché tutto fosse giusto. Ma perché tutti, nel profondo, stavamo facendo il meglio possibile con il livello di coscienza che avevamo in quel momento. La vera svolta non è trovare il colpevole. È aumentare la consapevolezza e da lì, creare nuove scelte..

Forse non siamo mai stati colpevoli. Ma da questo momento in poi, possiamo smettere di essere inconsapevoli. Ed è qui che inizia la maturità, è qui che inizia la libertà.

 

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Comments

  • Patty 27/02/2026 11:09pm (5 giorni fa)

    Buonasera Annalisa,
    sono assolutamente in accordo con le tue riflessioni.
    Ripensando al passato con relativi errori e fallimenti,se così possiamo chiamarli,quello che risulta difficile dopo aver concluso di aver fatto ciò di cui si era capaci in quel momento, é l’accettazione di noi stessi e del nostro vissuto, con gli strumenti e la consapevolezza di allora.
    Attraverso questa consapevolezza ed accettazione il senso di colpa si scioglie e come hai detto, si entra in uno spazio di libertà e leggerezza

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