Cosa significa davvero essere umani?

Essere umani è qualcosa che diamo per scontato. D’altra parte siamo nati umani, per cui è naturale identificarci con questo corpo e con questa mente. 
Respiriamo, pensiamo, agiamo… Ma cosa c’è dentro di noi che ad un certo punto della nostra vita non può essere più ignorato?

Un senso di consapevolezza che non coincide con il puro pensare. E’ sfuggente, ma quel senso di una presenza più distaccata e meno coinvolta, quella presenza che nel momento stesso che compiamo una scelta non completamente allineata al nostro sentire si avverte come una nota stonata, una discordanza.

La nostra coscienza di essere. E’ tale coscienza che ci permette di mettere in discussione azioni spesso compiute in modo automatico seguendo schemi appresi, modelli interiorizzati, regole che abbiamo assorbito nel tempo. E’ tale coscienza che talvolta si risveglia e ci riporta al nostro vero potere: il potere dell’intenzionalità. Che non è altro che la possibilità di fermarsi, osservare e scegliere, non perchè “si fa cosi” ma perché intuisco che “è giusto fare cosi”.

Non solo agire. Ma sapere da dove stiamo agendo.

Fin da piccoli impariamo cosa è giusto e cosa è sbagliato nell’ambito delle organizzazioni di cui facciamo parte, ci viene indicato come comportarci, cosa aspettarci dagli altri e cosa gli altri si aspettano da noi. Ma molto meno spesso veniamo accompagnati a riconoscere e comprendere l’intenzione dietro ciò che muove le nostre azioni. Eppure è proprio lì che risiede il nostro potere.

Essere umani per me significa sviluppare la capacità di essere consapevolmente intenzionali. Significa iniziare a chiederci: da dove nasce questa scelta? Da una paura? Da un bisogno di approvazione? Da un automatismo? O da una direzione più chiara, più allineata a chi sono io dentro di me?

Ogni intenzione genera un’azione. Ogni azione genera un impatto. Sempre. Non possiamo sottrarci a questo movimento. Ogni pensiero, ogni parola, ogni azione muove ed impatta ed influenza il campo energetico collettivo in cui viviamo. E allora, forse, la vera domanda diventa: che qualità stiamo portando nel mondo, attraverso il modo in cui scegliamo di pensare, parlare ed agire? Questa non è una questione morale.
 È una questione di consapevolezza.

Perché allo stesso tempo, c’è un altro aspetto profondamente umano che spesso dimentichiamo:
la nostra flessibilità. Possiamo essere chiusi, rigidi, difensivi. Possiamo reagire con aggressività, con paura, con distanza. Eppure, restando pienamente noi stessi, possiamo anche diventare aperti, presenti, generosi.
 Possiamo attraversare tutte le sfumature.
 Non siamo definiti una volta per tutte. E forse è proprio questo uno degli aspetti più straordinari dell’essere umano: la possibilità di evolvere e cambiare rimanendo se stessi.

Questa riflessione mi è diventata ancora più chiara recentemente, osservando cosa accade quando si crea uno spazio in cui le persone possono incontrarsi al di là dei ruoli, delle gerarchie, delle etichette. Quando cade il senso di rigidità e separazione, succede qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo sorprendente. Le persone iniziano a parlarsi davvero. Si ascoltano. Si mostrano con più naturalezza. Non serve molto. A volte basta un contesto che permetta di abbassare la guardia. E in quello spazio emerge qualcosa che spesso dimentichiamo: la naturale predisposizione dell’essere umano alla connessione.

Sotto le difese, sotto le abitudini, sotto le paure… c’è un cuore che ambisce ad aprirsi. Un cuore che non è costruito per isolarsi, ma per entrare in relazione. Per condividere. Per collaborare.

Non è ingenuità. È essenza. Forse, allora, essere umani significa ricordarci qualcosa che abbiamo sempre avuto. La capacità di scegliere.
 La capacità di trasformarci.
 La capacità di connetterci.

Essere umani non è una definizione, è una pratica. Non è semplicemente qualcosa che siamo. È qualcosa che accade, quando siamo presenti abbastanza da scegliere.

E forse, alla fine, essere umani significa proprio questo: riconoscere di poter scegliere… e avere il coraggio di farlo nonostante tutto. 

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